Nativa di Busto Garolfo (MI), dopo la licenza superiore, pur lavorando, coltiva la propria passione per l'arte e la pittura, iscrivendosi ai corsi dell'Istituto di Arti Grafiche ? Umanitaria? di Milano.
L? si diploma nel 1984 e, nello stesso anno, si trasferisce a Verona dove svolge, tra le altre, l'attivit? di grafica pubblicitaria. Nella citt? scaligera continua a dipingere, frequenta un corso di acquarello e sperimenta anche le tecniche di pittura su oggetti ( sassi, ecc,), vetro, stencil e decoupage. Nel 2002 si trasferisce a Portogruaro. Partecipa dal 2003 a vari corsi di disegno, pittura a olio e acrilico a San Vito al Tagliamento, Portogruaro e Pordenone.
In questi anni incontra l'artista Mario Pauletto: la sua esperienza, la sua conoscenza e la grande energia le fanno scoprire la magia e la potenzialit? racchiuse in pennelli e colori; inoltre la visita di importanti mostre degli Impressionisti e dei Macchiaioli e maggiore frequentazione di musei fanno scaturire nella pittrice un impegno e una motivazione sempre pi? forti alla ricerca del ?nuovo? che c'? in lei.
I temi preferiti attualmente da Daniela Ferrario sono le marine e i paesaggi d'acque, luoghi per lei di recente scoperta . Vive e lavora a Portogruaro.


DANIELA FERRARIO - MONOTIPI


C?? una costante tematica nella pittura di Daniela Ferrario: l?amore per il paesaggio che si traduce nella ri-creazione di terre e acque, vissute in una solitudine assorta. Spesso ? una natura marina espressa con pochi tratti essenziali, non semplici, ma ?giusti? quel tanto da far assaporare sensazioni e sentimenti vicini al ricordo o alla nostalgia.
Lo stile della Ferrario si caratterizza per la pennellata larga, materica e rapida, quasi informale per il buon equilibrio di tinte terziarie, dominante la gamma dei blu e degli azzurri. L?intento descrittivo ? superato quindi dalla composizione che punta sul colore come protagonista.
L? artista ha affrontato negli ultimi anni varie esperienze pittoriche, compreso l?astratto ed ? approdata recentemente, dopo aver seguito un corso specifico, ad un genere particolare, poco conosciuto dal pubblico ma utilizzato da molti grandi artisti, partendo da Degas e Gauguin e poi Picasso, Pollock, Rauschenberg e ancora gli italiani Campigli, Capogrossi, Afro, Cagli? solo per citarne alcuni, per le sue molteplici possibilit? di sperimentazione ed espressive: il monotipo

Come dice L. M. Barbero ?Il monotipo ? il pensare il proprio dipingere, dedicarlo al foglio cui apparterr? dopo la pressione, perdendo una prima fase del lavoro per ottenere l?originale.? Dal greco ?monos? (uno) e ?typos? (immagine) il monotipo va considerato opera originale, unica e irripetibile come un dipinto, un disegno o una scultura e non semplicemente una stampa, che ? invece replicabile. E? una maniera complessa per creare un?immagine attraverso un processo di ?ribaltamento?, specularit? e pressione: consiste infatti in una tecnica ibrida tra pittura e stampa con la quale si imprime su un foglio di carta, attraverso il passaggio sotto il rullo di un torchio oppure con la pressione del dorso di un cucchiaio, secondo la tradizione giapponese, un?immagine preparata solitamente con colori ad olio su un supporto (lastra di vetro o altro) prima che questi si asciughino. Il risultato quindi ? un qualcosa di diverso rispetto alla matrice: la figura che ne risulta ? infatti ribaltata rispetto a quella iniziale e l?immagine assume contorni alleggeriti, ammorbiditi, sfumati, ma soprattutto l?esito finale ? spesso imprevedibile perch? legato a diverse variabili tra le quali il tipo di carta utilizzato e il suo grado di umidit?, la pressione del torchio, la quantit? di colore steso sul supporto, la reazione dei materiali utilizzati per creare le forme alla pressione.
Le caratteristiche di questo modo di operare sono perci? la sperimentalit?, l?immediatezza e l?imprevedibilit?. Pur avvicinandosi all?opera eseguita ?dal vivo?, il monotipo non presenta la possibilit? di confrontare con l?osservazione la rappresentazione e il modello mano a mano che si procede, ma si connota come una vera e propria scoperta, perch? il risultato ? visibile solo all?atto di sollevare il foglio dopo il passaggio sotto il rullo del torchio. Ha quindi anche i caratteri dell?incisione, per la distanza di tempo dal momento in cui l?immagine si prepara e il suo risultato finale e anche per l?inversione di questa sulla carta. Il monotipo ? perci? insieme gioco e sperimentazione e soprattutto libert? del gesto dall?osservazione.


La Ferrario si ? cimentata in questa non facile esperienza confrontandosi con la necessit? di creare il ritmo della composizione, di scegliere delle forme intuendo il loro ribaltamento, con il dosaggio nella quantit? e nelle miscele dei colori, con l?indovinare le trasparenze, con lo scegliere la giusta pressione del torchio. Va infatti tenuto presente che l?immagine ? prima di tutto nella mente del pittore-incisore, che progetta e intuisce un risultato non perfettamente dominabile: in altre parole la pittrice si ? anche messa nelle condizioni di accettare qualcosa di imprevisto, cio? l?eliminazione di buona parte della sua produzione, perch? lo scarto ? grande. Scrive Pontus Hulten ?Un monotipo ? un?opera unica. Lo si pu? accettare o rifiutare, ma non modificare? Il controllo dell?artista pu? essere aumentato dall?esperienza, ma non pu? mai diventare totale. E? nel rifiutare questa condizione o nell?accettarla che l?artista ? il padrone assoluto? .


Cosa ne ? uscito quindi da questa esperienza?
Raffinate composizioni giocate con intelligenza su poche tinte leggere e dagli elementi essenziali, in una semplicit? che coniuga efficacia visiva e piacevolezza. Ocra, rossi mattone, grigi colorati e le gamme di blu ricreano atmosfere rarefatte, nate dalla ricerca della pittrice ma anche peculiarit? della tecnica, che produce preziose trasparenze, elimina i segni netti e ammorbidisce i contorni. I bianchi interrompono con piccole strisce le campiture pi? estese creando movimento. L?impianto, spesso impostato per fasce orizzontali, suggerisce, in un contesto apparentemente astratto-informale, orizzonti, cieli, spiagge e colline dominati talvolta da un grande astro lunare azzurrino, riportando coerentemente all?occhio quei temi gi? citati tipici della Ferrario pittrice. Effetti di sgranatura e di texture sono infine dati da carte strappate, stoffe, polveri. A volte il foglio si arricchisce di piccoli collage di strappi da quotidiani che diventano un tutt?uno coll?insieme pittorico. Di fatto di pittura si parla per il lavoro della Ferrario in quanto il colore domina sul segno: esso gioca libero nelle forme e dalle forme e richiama s? stesso in pi? punti della composizione, offrendo cos? lievi impressioni di solarit?, di sogno, di solitudine fantastica o visioni remote.



Nel mese di agosto del 2008 Tiziana Pauletto


particolare


un sorriso


c'era una volta


particolare


riflessioni


prima della tempesta


tuttotace


requiem


fuori onda